O capitano! Mio capitano!

Un anno fa, il 18 gennaio 2020, ci lasciava Luciano Vettore, anima della SIPeM alla quale si è dedicato interamente, garantendone la sopravvivenza in tempi difficili e facendola crescere per affidarla a noi piena di autorevolezza e ricca di valori.

Luciano è stato un dottore appassionato della ricerca e dell’insegnamento, prima di ematologia – il suo amore giovanile – e poi di farmacologia e quindi di semeiotica e medicina interna per generazioni di studenti.
Luciano era un instancabile seminatore che conosceva i tempi lunghi della formazione. Era convinto della centralità dell’apprendimento – e quindi dell’allievo – rispetto all’insegnamento – e quindi del docente – che sapeva strumentale. Cresciuto col rigore gilbertiano negli atelier della Fondazione Smith Kline ma accogliente delle novità e delle sperimentazioni didattiche, fedele ai
principi dell’androgogia, ha abbracciato il costruttivismo pedagogico ed è diventato un maieuta esperto di Medical Humanities, di medicina narrativa e di bioetica.
Come rappresentante delle Istituzioni è stato un convinto riformatore e le sue ampie visioni hanno lasciato un segno nell’organizzazione della formazione universitaria, diffuse con perseveranza ma anche con duttilità, avendo a cuore, in particolare, la pianificazione curricolare e didattica, l’individuazione e lo sviluppo delle competenze e la valutazione.

Nonostante i tanti impegni, Luciano aveva sempre il tempo per un ascolto e una risposta saggia offerta con semplicità e con parole propositive.
Chi lo ha avuto come amico ricorda la complicità divertita nel fare cose insieme che nasce solo dalla leale fiducia e dall’intesa di uno sguardo, ma ricorda anche il Luciano nella vita famigliare con la velata nostalgia delle figlie piccole, le attenzioni alla moglie che sapeva sempre accanto, lo schietto fervore che lo animava nelle contrapposizioni civili e, infine, la sua riservatezza nei pensieri verso l’Alto.

Per tutti Luciano è stato un maestro, forse l’ultimo di un’aristocrazia intellettuale e morale in cui scienza e umanesimo, pensiero e virtù diventano un’unica sapienza per elevare la medicina a ideale di civiltà. Per tutto questo Luciano era il nostro capitano.