Nella caratteristica Chiesa di Santa Margherita di Terramurata, locata nella perla procidana del Golfo di Napoli, il 17 e il 18 maggio 2019 si è tenuta la 4° edizione delle giornate di studio intitolate “La leggerezza e la paura nel mondo delle cure. Vissuti, valori e dispositivi della cura”, organizzate dalla Sezione Piemonte e Campana della Società Italiana di Pedagogia Medica (SIPeM) alle quali hanno presenziato una sessantina di professionisti come relatori e partecipanti iscritti. Il coordinamento è stato curato da Lorenza Garrino e da Francesca Marone.  Il comitato scientifico è stato composto, oltre che dalle due coordinatrici, da Grazia Isabella Continisio, Maria Milano e Maura Striano.

Le giornate di studio sono state precedute dalla coinvolgente rappresentazione “Il fuoco dentro” dell’attore Francesco Mastandrea, che tra sarcasmo, ironia e leggerezza ci ha raccontato la difficile convivenza con il morbo di Chron. Le note leggere della performance, sono state anticipatorie degli argomenti discussi durante le due giornate di studio.

Attraverso i sentieri della pedagogia e della medicina narrativa, il file rouge è stato affrontato spaziando su temi quali la cura, dal punto di vista epistemologico, e la formazione, dalla prospettiva dei formatori e dei formandi; i vissuti del malato e del professionista, tra cure e care; le testimonianze individuali, con i pazienti esperti e di rete, con l’azione delle istituzioni e delle associazioni. Tra brani canori proposti dagli studenti di infermieristica della sede Città di Torino, riflessioni e momenti di narrazione, i relatori sono diventati protagonisti di un processo dall’impronta riflessiva, formativa e partecipativa. Leggerezza e paura, si sono configurate come due dimensioni separate, ma imprescindibili l’una dall’altra, insite nella relazione e nell’agire professionale. Nello specifico, la leggerezza, descritta come delicatezza, attenzione, ascolto, cura e predisposizione verso l’altro, si è delineata come una condizione sine qua non e come uno strumento per far fronte alla complessità della malattia e del trattamento di cura. Al contrario la paura, che di primo impatto risulta una condizione spaesante, confusionaria, limitante e stringente dell’agire, si connota come un dispositivo proattivo verso l’esperienza e la sua rielaborazione.

Nella prima giornata, la scambievolezza è stata sostenuta dalle attività narrative, il cui stimolo ha incentivato il confronto fra i partecipanti portando alla luce ricordi, esperienze e metafore connesse all’aleatorietà delle sfumature della leggerezza e della paura. Nella seconda giornata “La guerra è dichiarata” (di Valérie Donzelli, 2011) è stata il terreno filmografico di riflessione che ha incentivato un lavoro personalmente e professionalmente introspettivo, facilitando una negoziazione di sensi e di significati. Un ulteriore dialogo è stato garantito dalla presenza dei poster e dallo spazio dedicato alla loro discussione, che ha permesso il confronto fra professionisti appartenenti a realtà nazionali e internazionali.

In queste giornate hanno risuonato brani canori degli studenti del corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Torino, affiancati dalla lettura delle loro testimonianze come futuri professionisti della cura nei duri momenti del tirocinio, dove leggerezza e paura si possono incontrare, ma anche affrontare. Accanto a questi, lo yoga, condotto dall’atleta para-olimpica Patrizia Saccà, si è rivelato come un momento specifico per il ritrovamento e il ricongiungimento a quello stato di leggerezza e di serenità nel vorticoso ritmo della vita.

Tutti questi interventi e spazi di incontro hanno indicato come l’apprendimento passi non solo per quelle situazioni strutturate, ma anche per quelle più personali ed esperienziali, dove risiedono dimensioni ossimoriche.

Le giornate procidane si confermano come una occasione per i professionisti e i futuri professionisti di mettersi in gioco e di dialogare in merito ai temi riguardanti le prassi e i cambiamenti di cui si vuol essere portatori nel mondo della cura.